Archivio storico diocesano di Lodi

Via Cavour 31-26900 Lodi
Tel. 0371- 948.160
Fax 0371- 948.101
archivio@diocesi.lodi.it

ORARIO DI APERTURA
giovedì: 13,00-16,30
venerdì: 8,30-17,00

GIORNI DI CHIUSURA
- 19 gennaio
- venerdì e sabato
  precedenti la Pasqua
- mese di agosto
- 2 novembre
- festività religiose e civili

 

 

 

 

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giovedì: 13,00-16,30
venerdì: 8,30-17,00

GIORNI DI CHIUSURA
- 19 gennaio
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  precedenti la Pasqua
- mese di agosto
- 2 novembre
- festività religiose e civili

 

 

 

    CERCA

LA SERIE ANAGRAFE

La serie, appartenente al fondo della Curia vescovile, conserva le copie dei registri parrocchiali, inviate annualmente dai parroci alla curia vescovile secondo le disposizioni canoniche.

Fin dal Concilio di Trento divenne obbligatoria da parte dei parroci la tenuta dei registri di battesimi e matrimoni; indirettamente il Concilio promosse anche la tenuta dei registri dei cresimati e dei morti, nonché dello stato d'anime.

Quanto alle norme emanate dalla Chiesa lodigiana, il primo sinodo, celebrato dal vescovo Scarampo nel 1574, decreta che i parroci annotino "diligentemente" in appositi libri i nomi di coloro che furono sepolti religiosamente, battezzati, congiunti in matrimonio o confermati (decretum XIX); inoltre prescrive che ogni anno, alle calende di gennaio, i parroci consegnino all'Archivio vescovile una copia del libro dei battezzati (decretum XX).

 Nel 1584 il visitatore apostolico Bossi decreta che la forma dei libri dei battesimi sia la stessa per tutti. Il sinodo celebrato nel 1591 dal vescovo Taverna non accenna ad alcun obbligo di consegna, ma prescrive che i parroci compilino i libri dei battezzati, dei cresimati, dei congiunti in matrimonio e dello stato delle anime, e pubblica i formulari per la redazione di tali libri. Il terzo sinodo (Seghizzi, 1619), precisa ulteriormente la forma della compilazione del libro dei battesimi, nel quale i parroci dovranno evitare l'ordine alfabetico. Nel sinodo del 1637 (Gera) si ordina che i parroci abbiano i libri dei battezzati, cresimati, matrimoni, stati d'anime e defunti, tenuti secondo la forma prescritta dal Rituale Romano. L'Archivio conserva le copie dei libri parrocchiali soltanto a partire dall'anno 1770.

1770-1820: in questo arco di anni la documentazione è presente quasi senza lacune, ed è formata dalle copie dei libri parrocchiali di battesimi, matrimoni e morti, inviate annualmente. Le copie dei libri dei cresimati sono presenti solo sporadicamente.
1820-1866: vengono meno le copie dei libri parrocchiali, sostituite dalla presenza saltuaria di moduli prestampati di grande formato e di provenienza governativa, su cui i parroci registravano nascite, matrimoni e morti. Tali moduli, consegnati trimestralmente dai parroci alle Regie Intendenze dei Circondari in cui la diocesi era divisa, venivano da queste inoltrati alla curia.
1866: la documentazione riprende con una certa regolarità, in seguito ad una disposizione del vescovo Gelmini pubblicata sul calendario diocesano del 1873: in essa era prescritto che per il periodo 1866-1872 i parroci inviassero un semplice indice dei battesimi, cresime, matrimoni e morti avvenuti, ma che da quel momento in poi inviassero semestralmente in curia i transunti dei quattro libri.
I moduli prestampati permangono fino ad oggi, con alcune variazioni, tendenti ad una sempre maggior semplificazione dei dati trasmessi.   

 

(sono riportati gli estremi cronologici dei prospetti conservati di ciascuna parrocchia).

 

LA SERIE ANAGRAFE

La serie, appartenente al fondo della Curia vescovile, conserva le copie dei registri parrocchiali, inviate annualmente dai parroci alla curia vescovile secondo le disposizioni canoniche.

Fin dal Concilio di Trento divenne obbligatoria da parte dei parroci la tenuta dei registri di battesimi e matrimoni; indirettamente il Concilio promosse anche la tenuta dei registri dei cresimati e dei morti, nonché dello stato d'anime.

Quanto alle norme emanate dalla Chiesa lodigiana, il primo sinodo, celebrato dal vescovo Scarampo nel 1574, decreta che i parroci annotino "diligentemente" in appositi libri i nomi di coloro che furono sepolti religiosamente, battezzati, congiunti in matrimonio o confermati (decretum XIX); inoltre prescrive che ogni anno, alle calende di gennaio, i parroci consegnino all'Archivio vescovile una copia del libro dei battezzati (decretum XX).

 Nel 1584 il visitatore apostolico Bossi decreta che la forma dei libri dei battesimi sia la stessa per tutti. Il sinodo celebrato nel 1591 dal vescovo Taverna non accenna ad alcun obbligo di consegna, ma prescrive che i parroci compilino i libri dei battezzati, dei cresimati, dei congiunti in matrimonio e dello stato delle anime, e pubblica i formulari per la redazione di tali libri. Il terzo sinodo (Seghizzi, 1619), precisa ulteriormente la forma della compilazione del libro dei battesimi, nel quale i parroci dovranno evitare l'ordine alfabetico. Nel sinodo del 1637 (Gera) si ordina che i parroci abbiano i libri dei battezzati, cresimati, matrimoni, stati d'anime e defunti, tenuti secondo la forma prescritta dal Rituale Romano. L'Archivio conserva le copie dei libri parrocchiali soltanto a partire dall'anno 1770.

1770-1820: in questo arco di anni la documentazione è presente quasi senza lacune, ed è formata dalle copie dei libri parrocchiali di battesimi, matrimoni e morti, inviate annualmente. Le copie dei libri dei cresimati sono presenti solo sporadicamente.
1820-1866: vengono meno le copie dei libri parrocchiali, sostituite dalla presenza saltuaria di moduli prestampati di grande formato e di provenienza governativa, su cui i parroci registravano nascite, matrimoni e morti. Tali moduli, consegnati trimestralmente dai parroci alle Regie Intendenze dei Circondari in cui la diocesi era divisa, venivano da queste inoltrati alla curia.
1866: la documentazione riprende con una certa regolarità, in seguito ad una disposizione del vescovo Gelmini pubblicata sul calendario diocesano del 1873: in essa era prescritto che per il periodo 1866-1872 i parroci inviassero un semplice indice dei battesimi, cresime, matrimoni e morti avvenuti, ma che da quel momento in poi inviassero semestralmente in curia i transunti dei quattro libri.
I moduli prestampati permangono fino ad oggi, con alcune variazioni, tendenti ad una sempre maggior semplificazione dei dati trasmessi.   

 

(sono riportati gli estremi cronologici dei prospetti conservati di ciascuna parrocchia).

 

  
LA SERIE PERGAMENE
 
 
La serie conserva atti relativi ad investiture vendite, permute, livelli, cessioni di beni, sentenze, privilegi imperiali, procure inerenti il patrimonio della Mensa vescovile di Lodi. I documenti, quasi tutti su supporto membranaceo, sono perlopiù atti redatti in forma notarile. Non mancano atti pubblici quali privilegi imperiali, bolle papali o sentenze del Comune di Lodi.

 La prima inventariazione sistematica documentata si deve a Giulio Cesare Gavazzi nel 1604: sono tuttora conservati in archivio l’Inventarium scripturarum archivii episcopali e il Regestum membranarum archivii episcopalis Laudensis a saeculo X.
Nel 1674 Giacomo Antonio Porro riordinò l’archivio vescovile e compilò l’Inventarium tabularii episcopalis, oltre a un indice cronologico dei documenti che venne riportato in coda al Regestum del suo predecessore Gavazzi.
Ermete Bonomi lasciò altri due strumenti di ricerca, conservati insieme alle pergamene, la Synopsis chronologica tabularum Laudensis episcopatus, risalente agli anni 1797-1804, e i Veterum ex membranis monumentorum quae in Tabulario Sanctae Laudensis Ecclesiae Episcopii adservantur exemplaria, del 1811.

Dagli anni duemila è stato messo a punto Pergamensa, un programma di consultazione digitale disponibile presso la Sala studio: il ricercatore, attraverso un indice cronologico, può accedere sia alla scheda informativa che all’immagine della pergamena richiesta.

Consulta l'inventario 

 

 

 

 

LA SERIE PERGAMENE
 
 
La serie conserva atti relativi ad investiture vendite, permute, livelli, cessioni di beni, sentenze, privilegi imperiali, procure inerenti il patrimonio della Mensa vescovile di Lodi. I documenti, quasi tutti su supporto membranaceo, sono perlopiù atti redatti in forma notarile. Non mancano atti pubblici quali privilegi imperiali, bolle papali o sentenze del Comune di Lodi.

 La prima inventariazione sistematica documentata si deve a Giulio Cesare Gavazzi nel 1604: sono tuttora conservati in archivio l’Inventarium scripturarum archivii episcopali e il Regestum membranarum archivii episcopalis Laudensis a saeculo X.
Nel 1674 Giacomo Antonio Porro riordinò l’archivio vescovile e compilò l’Inventarium tabularii episcopalis, oltre a un indice cronologico dei documenti che venne riportato in coda al Regestum del suo predecessore Gavazzi.
Ermete Bonomi lasciò altri due strumenti di ricerca, conservati insieme alle pergamene, la Synopsis chronologica tabularum Laudensis episcopatus, risalente agli anni 1797-1804, e i Veterum ex membranis monumentorum quae in Tabulario Sanctae Laudensis Ecclesiae Episcopii adservantur exemplaria, del 1811.

Dagli anni duemila è stato messo a punto Pergamensa, un programma di consultazione digitale disponibile presso la Sala studio: il ricercatore, attraverso un indice cronologico, può accedere sia alla scheda informativa che all’immagine della pergamena richiesta.

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